e anche oggi, qui a Milano, ci siamo svegliati con la neve!
mi farò il solito giretto nel parco, sperando di non rimanerci chiusa!:-)
vi lascio alla rubrica del lunedì, di Miike.
buon lunedì!
KM
Lunedì cinema
di Miike
Ciao a tutti,
continua il periodo denso di uscite. Tra le pellicole più interessanti, mi permetto di segnalare Milk, un bel biopic di Gus Van Sant. Il film di questa settimana è opera di uno dei registi più apprezzati dell'ultima decade, quel Sam Mendes che nel 1999 ottenne un clamoroso successo mondiale con American Beauty.
Revolutionary Road
di Sam Mendes
La storia è una progressiva discesa verso l'abisso, senza spazio per umorismo e ironia. All'inizio i due protagonisti sembrano una coppia da copertina: Frank fa il pendolare e svolge un lavoro ben retribuito a Manhattan per la Knox Business Machines, un'azienda pronta a cavalcare la rivoluzione informatica; April cura la casa di famiglia alla fine di Revolutionary Road - la più bella strada del vicinato, un nido perpetuamente baciato dal sole, e accudisce i due bambini della coppia. Nonostante ciò, sia Frank (talentuoso self-made-man) che April (ex promettente attrice) aspirano a vite maggiormente significative, pur senza sapere esattamente cosa questo possa significare per loro, e soprattutto soffrono per essersi rassegnati a una quotidianità fatta di sigarette e cocktail (qualcuno ricorda Mad Men?), cene con i vicini, e occasionali fiammate di passione, sempre più vuote di sentimento.
La soluzione (invero piuttosto naif) per uscire dalla crisi viene proposta da April: vendere la casa, abbandonare il lavoro, e trasferirsi a Parigi, un posto che la ragazza conosce per una foto sbiadita e Frank per i vecchi racconti di guerra, una città dove poter esaudire i rispettivi sogni bohemienne. Frank accetta la proposta, ma proprio qui iniziano le complicazioni. Il suo lavoro diventa improvvisamente più complicato e impegnativo - specialmente quando i rapporti con la segretaria cominciano a divergere dall'aspetto professionale, e April, alle prese con una disperazione e frustrazione crescenti, finisce per trovarsi in una situazione personale in grado di rendere il trasferimento in Francia molto più complicato di quanto inizialmente immaginato. La vita dei due, intrinsecamente bugiardi sia verso sé stessi che verso gli altri, scivola così verso il dramma.
Trama impegnativa, eh? Ebbene, il problema di base di Revolutionary Road sta proprio nella storia, in quanto sia lo scenario che il linguaggio appaiono oggi piuttosto datati. La connotazione di Parigi come luogo dove "ritrovare sé stessi", senza avere una minima idea di quale potrebbe essere questo "sé", é molto old-fashioned, come lo é l'espediente drammatico per cui l'unica persona di dire la verità in tutto il film è un malato mentale sopravvissuto a 37 interventi di elettroshock, in licenza da un ospedale psichiatrico. Al contempo, come l'eccezionale intepretazione di Michael Shannon nel ruolo è in grado di fornire credibilità al personaggio, è il lavoro d'equipe dietro il film che impedisce al tutto di crollare, e di diventare troppo inverosimile nonostante la mancanza della straordinaria precisione e profondità psicologica del romanzo.
In fondo, il film lascia l'impressione di essere un esempio da manuale di come parti di qualità non sempre riescano a fondersi per creare un assieme del tutto soddisfacente. Le interpretazioni degli attori sono impeccabili, tanto nei protagonisti (una disperata Kate Winslet e un Leonardo di Caprio "giovane fallito" - è peraltro assai intrigante pensare alla loro storia come al continuo di quella di Jack e Rose in Titanic, se non ci fosse stato un iceberg di mezzo) che nei ruoli di supporto. La direzione artistica, la regia e la colonna sonora sono eccellenti, quasi monotone nella loro perfezione. Mendes, con il suo stile naturalmente teatrale, assieme allo sceneggiatore Justin Haythe, pagano il giusto tributo a uno scrittore e a un libro ignorato per decenni, e non ci sarebbe da stupirsi se il film ottenesse riconoscimenti agli Oscar. Eppure, in qualche modo Revolutionary Road non ispira altro che ammirazione; tutti sono "troppo bravi", l'atmosfera è da grande classico del passato, e non si raggiungono mai i livelli di empatia generati da altre messe in scena del tema, tra cui American Beauty dello stesso Mendes, in cui un sacchetto di plastica mosso dal vento era in grado di catturare la sensazione di deriva umana in maniera molto più pregnante.
6,5/10.
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